L'impotenza del disturbo ossessivo-compulsivo: la politica dei tre no per combattere il disturbo ossessivo-compulsivo
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La preferenza per la pulizia e il controllo meticoloso sono abitudini intrinsecamente positive. Tuttavia, quando questi comportamenti diventano rituali rigidi e "obbligatori", possono indicare una connessione con il disturbo ossessivo-compulsivo. Dal punto di vista psicologico, il disturbo ossessivo-compulsivo è classificato come un disturbo mentale. Gli individui riconoscono che le loro azioni ripetitive o i loro pensieri intrusivi sono privi di significato, ma non riescono a smettere. Più resistono, maggiore diventa la loro ansia e angoscia, con casi gravi che hanno un impatto significativo sul lavoro e sulla vita quotidiana.
Dal punto di vista della classificazione, il disturbo ossessivo-compulsivo si manifesta sotto forma di pensieri ossessivi o comportamenti compulsivi. Controlli ripetuti, domande incessanti o conteggi costanti rientrano nei comportamenti compulsivi. Chi soffre di pensieri ossessivi sperimenta idee, dubbi o paure ricorrenti e privi di significato. Ad esempio, alcune persone dubitano costantemente di aver investito qualcuno mentre guidavano, mentre altre sviluppano paure inspiegabili nei confronti di determinati numeri, considerandoli "sfortunati".Naturalmente, i pensieri ossessivi e i comportamenti compulsivi spesso coesistono simultaneamente.
Molte persone nutrono una "paura" persistente di sviluppare il disturbo ossessivo-compulsivo. In realtà, tali pensieri affiorano occasionalmente anche in individui sani, sebbene vengano tipicamente ignorati. Chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo, tuttavia, teme il ripetersi di questi pensieri. Proprio questa paura li rende più probabili, e il loro verificarsi aumenta l'ansia, rafforzando e consolidando questo modello di consapevolezza.
Perché questi pensieri non diventano patologici nella maggior parte delle persone, ma portano alla malattia in chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo?La causa principale risiede nei difetti della personalità. Pertanto, chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo deve prima cambiare mentalità: riconoscere che tutti provano tali pensieri, compreso se stesso, e che ciò è perfettamente normale. Questo cambiamento graduale rafforza la fiducia in se stessi. Con queste basi, si può resistere a questa "tigre di carta" che è il disturbo ossessivo-compulsivo, affrontarlo e, alla fine, superarlo.Perché molti malati lottano per anni senza riuscire a superarlo? La ragione risiede nell'incapacità di "lasciar stare le cose". Consideriamo un'analogia: il disturbo ossessivo-compulsivo assomiglia al rimbalzo di una palla, dove ogni rimbalzo rappresenta un pensiero patologico. Come si fa a fermare il rimbalzo della palla, cioè a eliminare i sintomi? La risposta è semplice: smettete di far rimbalzare la palla e questa si fermerà naturalmente. Lo stesso principio si applica al disturbo ossessivo-compulsivo: solo ignorandone la presenza i sintomi svaniranno gradualmente.
III. Non concentrarsi deliberatamente su di esso.
Dopo il trattamento iniziale, alcuni pazienti sperimentano una significativa riduzione o addirittura una prolungata assenza dei sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo. In questa fase, potrebbero chiedersi: "Dato che i sintomi non si manifestano da così tanto tempo, potrebbero tornare?" Il solo fatto di intrattenere questo pensiero può scatenare proprio i sintomi che temevano, dando il via a una nuova ondata di ansia e pensieri ossessivi. Tale recidiva è normale.Il nostro approccio consigliato è: "Vieni pure, se vuoi, ma non ti temerò!". Ogni volta che si verifica una ricaduta, applica la strategia dei "tre divieti" sopra menzionata. Discerni gradualmente il suo "temperamento" per padroneggiare metodi di coping efficaci. Attraverso la pratica ripetuta dei "tre divieti", i pazienti troveranno ogni incontro sempre più gestibile fino a quando non diventerà abituale e tutta la paura svanirà!
Utilizzare le tattiche di ritardo
Se mostri tendenze compulsive, prendi in considerazione l'applicazione della "regola dei 15 minuti" per prolungare il tempo di risposta alle azioni compulsive. Ad esempio, quando senti per la prima volta il bisogno compulsivo di lavarti le mani, imponiti di aspettare cinque minuti prima di farlo. Successivamente, il periodo di ritardo può essere gradualmente esteso.Questo intervallo non serve per aspettare passivamente, ma per "rivalutare" se i tuoi pensieri e le tue azioni derivano dal disturbo ossessivo compulsivo. Considera perché questo accade, quindi reindirizza la tua attenzione verso altre attività interessanti e costruttive. Per coloro che controllano compulsivamente le cose, provate questo approccio: se controllate costantemente le serrature delle porte, provate a chiudere la porta meticolosamente e lentamente. Imprimete profondamente questa azione nella vostra mente e dite a voi stessi: "La porta è chiusa. Vedo che la porta è chiusa!". Questo crea una profonda impressione che la porta sia effettivamente chiusa. Così, quando sorge l'impulso compulsivo di controllare, puoi immediatamente riconoscere: quello è un pensiero compulsivo, quello è il disturbo ossessivo-compulsivo!
Tuttavia, questi "trucchi" sono solo un sollievo sintomatico e potrebbero non essere efficaci per tutti.Per curare la condizione, è meglio chiedere la guida di un professionista della salute mentale e sottoporsi a un trattamento sistematico.
Gruppi ad alto rischio
Gli individui che perseguono la perfezione interiormente e si attengono a standard rigorosi sono più inclini a sviluppare il disturbo ossessivo compulsivo. Poiché queste persone sono perennemente insoddisfatte di se stesse, esaminano abitualmente le loro azioni, esaminando anche duramente le loro parole e le loro azioni, ingigantendo i loro difetti. In tali circostanze, possono tentare di correggere i loro "difetti" percepiti ripetendo determinati comportamenti o pensieri.
Nel tempo, questo diventa un'abitudine radicata, che li porta a soffermarsi su questioni minori. Alla fine, rimangono intrappolati in un circolo vizioso in cui si sentono ansiosi se non ripetono il comportamento, e più lo ripetono, più diventano ansiosi.
Al di là dei tratti della personalità, anche le esigenze specifiche di alcune professioni possono rendere gli individui suscettibili.Nel corso del tempo, questo comportamento diventa radicato, portandoli a fissarsi sempre più su dettagli minori. Alla fine, si ritrovano intrappolati in un circolo vizioso: provano ansia se non ripetono il comportamento, ma diventano sempre più ansiosi man mano che lo ripetono. Al di là dei tratti della personalità, anche le esigenze specifiche di alcune professioni possono predisporre i professionisti allo sviluppo del disturbo ossessivo-compulsivo.Dal punto di vista clinico, i contabili sono il gruppo più frequentemente osservato. Confrontati quotidianamente con cifre precise che non tollerano margini di errore, la verifica ripetuta diventa la loro manifestazione di responsabilità professionale. Allo stesso modo, anche se l'insegnamento non richiede la stessa meticolosità, gli educatori competenti devono costantemente regolare la loro condotta e prestare meticolosa attenzione al lavoro degli alunni. Quando queste virtù professionali vengono eccessivamente amplificate, aprono effettivamente la porta all'intrusione del disturbo ossessivo-compulsivo.
Che derivino da un temperamento innato o da abitudini professionali acquisite, le persone affette da DOC condividono una caratteristica comune: aspettative eccessivamente elevate nei confronti di se stesse. Nonostante gli sforzi incessanti, faticano a soddisfare questi standard, scatenando profondi sentimenti di inadeguatezza. Questo spiega perché la costruzione della fiducia in se stessi costituisce una componente fondamentale degli approcci terapeutici al DOC.
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