Le donne ottimiste hanno più probabilità di avere figli maschi
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Uno studio britannico indica che le donne che credono di vivere a lungo e hanno un carattere ottimista hanno un'alta probabilità di dare alla luce figli maschi. I ricercatori hanno scoperto che maggiore è la convinzione di una donna riguardo alla propria longevità, maggiore è la probabilità che il suo primo figlio sia maschio. I risultati suggeriscono che, almeno in alcune regioni, la percezione delle prospettive future influenza il rapporto tra i sessi all'interno delle popolazioni locali.
In precedenza, i ricercatori avevano osservato che le donne in buona salute, che vivevano comodamente e consumavano cibo in abbondanza, davano tipicamente alla luce figli maschi, mentre le donne povere tendevano ad avere figlie femmine.
Questo ultimo studio, pubblicato su Biology Letters, ha intervistato 609 madri nel Gloucestershire. Una delle domande poste era "quanto tempo pensavano di vivere".
Alcune donne provenienti da famiglie della classe medio-bassa e della classe operaia credevano che avrebbero vissuto solo fino a 40 anni, mentre altre erano sicure che avrebbero raggiunto i 130 anni.
La dottoressa Johns suggerisce che il legame tra la longevità prevista e il sesso del primo figlio di una donna può essere attribuito a un comportamento "egoistico" all'interno della genetica umana.
I biologi evoluzionisti definiscono questo fenomeno "ipotesi di Trivers-Willard". Essa postula che quando una madre è sottoposta a stress, tra cui cattive condizioni di salute, condizioni di vita avverse e scarsità di cibo, le sue risposte biologiche possono favorire la nascita di una figlia piuttosto che di un figlio.
Tuttavia, questa recente scoperta non implica che le donne possano alterare il sesso del loro primogenito cambiando la loro visione del futuro.
Il dottor Johns ha affermato che le scoperte indicano tuttavia un legame tra il sesso del neonato e il temperamento materno. Si tratta di un'osservazione sorprendente riscontrabile nelle popolazioni contemporanee.
Lo psicologo evoluzionista Robin dell'Università di Liverpool ha osservato che, sebbene la ricerca sia intrigante, i biologi devono ancora comprendere appieno i meccanismi sottostanti.
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