Quanto è dannoso lo smog per la salute umana?
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Questo incidente ha richiamato ancora una volta l'attenzione dell'opinione pubblica sulla qualità dell'aria.
La combustione del carbone e i gas di scarico dei veicoli sono i principali responsabili.
Il particolato fine presente nell'atmosfera comporta rischi per la salute molto maggiori rispetto alle particelle grossolane ed è la causa principale della foschia urbana. Le fonti di particolato fine possono essere classificate come naturali o antropogeniche. Le fonti naturali includono il polline e le spore delle piante, la polvere del suolo, ecc., mentre le fonti antropogeniche comprendono la combustione di combustibili, i processi industriali e i trasporti.La ricerca indica che il particolato fine nell'atmosfera cinese proviene principalmente dalla combustione del carbone e dai gas di scarico dei veicoli. Attualmente, i precipitatori elettrostatici ad alta efficienza installati nelle centrali termiche domestiche e negli impianti industriali su larga scala mostrano bassi tassi di cattura delle particelle fini. Inoltre, non sono state implementate misure di controllo efficaci per il particolato fine emesso dai gas di scarico dei veicoli.
Il particolato depositato agisce come una bomba a orologeria
Gli effetti sulla salute del particolato di diverse dimensioni sono correlati al loro tempo di permanenza nell'atmosfera, al segmento delle vie respiratorie in cui si depositano e alle sostanze nocive che assorbono. Le particelle più piccole mostrano una maggiore stabilità atmosferica e velocità di deposito più lente.In genere, le particelle di 10 micrometri impiegano 9 ore per depositarsi al suolo, mentre quelle di 1 micrometro richiedono da 9 a 98 giorni, quelle di 0,4 micrometri da 120 a 140 giorni e quelle inferiori a 0,1 micrometri da 5 a 10 anni. Più a lungo il particolato rimane nell'atmosfera, maggiore è la probabilità che venga inalato dal corpo umano.Il particolato di diverse dimensioni si deposita in regioni distinte delle vie respiratorie. Le particelle di dimensioni superiori a 5 micrometri rimangono prevalentemente nelle vie respiratorie superiori, depositandosi nel rinofaringe, nella trachea e nei bronchi. Queste particelle non vengono trattenute a lungo termine, ma espulse attraverso il movimento ciliare, la deglutizione, la tosse o gli starnuti.Le particelle di dimensioni inferiori a 5 micrometri rimangono prevalentemente nei bronchioli e negli alveoli. Più piccola è la particella, più profonda è la sua penetrazione. Le particelle inferiori a 1 micrometro presentano alti tassi di deposito all'interno degli alveoli, mentre quelle inferiori a 0,4 micrometri possono muoversi relativamente liberamente dentro e fuori dagli alveoli ed essere espulse dal corpo attraverso la respirazione.Ricerche internazionali indicano che dal 60% al 90% delle sostanze nocive risiede all'interno di particelle inferiori a 10 micrometri. Queste minuscole particelle si depositano facilmente nella regione alveolare, dove i tassi di assorbimento del piombo possono raggiungere il 70%.
Il particolato compromette l'immunità umana
Il particolato stesso contiene molteplici sostanze nocive e funge da vettore di inquinanti, ponendo così rischi multifattoriali per la salute umana.In primo luogo, il particolato può irritare e corrodere le pareti alveolari. L'esposizione prolungata può compromettere le difese delle vie respiratorie, portando a bronchite cronica, enfisema e asma bronchiale. In secondo luogo, il particolato può sopprimere la funzione immunitaria umana. Gli studi indicano che i bambini delle scuole elementari esposti all'inquinamento da particolato per periodi prolungati mostrano una significativa compromissione delle risposte immunitarie. Inoltre, il particolato può aumentare la suscettibilità alle infezioni batteriche negli animali, riducendo così la resistenza dei polmoni agli agenti patogeni.Ad esempio, i residenti che vivono a lungo termine in aree con grave inquinamento da particolato mostrano un aumento dei tassi di malattie respiratorie e sintomi quali tosse, espettorazione e dispnea. Più piccola è la dimensione delle particelle, maggiore è la tossicità polmonare. Inoltre, il particolato assorbe e disperde la radiazione solare, riducendo così l'intensità dei raggi ultravioletti a livello del suolo, che possiedono proprietà battericide e antirachitiche.Di conseguenza, le regioni con un grave inquinamento da particolato registrano un aumento dei casi di rachitismo infantile e una maggiore incidenza di malattie infettive trasmesse per via aerea (come la tonsillite). Infine, le particelle che si depositano sulla pelle o negli occhi possono ostruire le ghiandole sebacee e sudoripare, causando condizioni come dermatiti e congiuntiviti.
Flashback:
Londra, la città della nebbia, un tempo gravemente colpita
Dopo la seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti e nel Regno Unito si sono verificati diversi gravi episodi di inquinamento atmosferico, che hanno attirato l'attenzione dell'opinione pubblica sui rischi per la salute derivanti dall'inquinamento atmosferico causato dalla combustione di combustibili fossili (tra cui carbone, petrolio e gas naturale). Tra questi, il grande smog di Londra del dicembre 1952 è stato il più catastrofico, causando oltre 4.000 vittime in pochi giorni.La reputazione di Londra di città caratterizzata da nebbia frequente e densa deriva in gran parte dalla notevole concentrazione di particolato sospeso nell'atmosfera. Il dottor Samay della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ha studiato la correlazione tra i livelli di particolato inferiori a 10 micrometri e i tassi di mortalità in 20 grandi città americane.È emerso che, sebbene i livelli medi di particolato PM10 in queste città fossero inferiori allo standard fissato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente (EPA), secondo cui la concentrazione massima giornaliera di PM10 non deve superare i 150 microgrammi per metro cubo, tali livelli erano comunque letali.Il dottor Samay ha osservato una correlazione diretta tra i tassi di mortalità e le concentrazioni di queste particelle fini. La ricerca ha inoltre dimostrato una significativa associazione tra i livelli di PM10 e i decessi attribuibili a malattie cardiovascolari e respiratorie.
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